Segnaliamo l’importante messaggio del dott. Domenico Di Grusa, Responsabile SNAMI Formazione – Sezione di Palermo, che illustra le motivazioni profonde con cui lo SNAMI aderisce con convinzione allo sciopero generale del 5 novembre. Un richiamo forte all’unità, alla dignità professionale e alla difesa della sanità pubblica.
” Un pensiero
Mi si chiede del perché desideri aderire allo Sciopero Nazionale indetto dal mio Sindacato, ovvero lo SNAMI, che si terrà il 5 novembre in tutto il territorio nazionale.
La risposta è semplice e chiara: come futuro medico di Medicina Generale mi sento tradito e temo che questa professione, con l’entrata in vigore del Ruolo Unico, venga privata di ulteriore dignità ed orgoglio, come se prima ne avesse avuti anche in eccesso.
Scelsi di diventare medico di famiglia, durante il mio percorso universitario, osservando il duro lavoro (a volte, non riconosciuto) dei miei genitori e la soddisfazione che mostravano nell’aver aiutato i loro pazienti. Il nostro è considerato spesso ed erroneamente come un lavoro di serie B, addirittura come una professione non medica, ma ritengo che non ci sia niente di più sbagliato.
Non siamo medici che possono ricorrere, in prima persona, alle indagini strumentali e laboratoristiche. Per tale motivo, siamo considerati a volte inutili, dato che siamo costretti a rivolgerci ad altri Colleghi per confermare o meno i nostri sospetti diagnostici. Non lavoriamo all’interno di strutture multi-professionali e multi-disciplinari, dunque non abbiamo OSS, infermieri e Specialisti di varie branche, a disposizione immediata. Siamo soli e dobbiamo basarci su ciò che noi abbiamo: la nostra testa e i nostri sensi. A parere di molti, siamo antiquati, ma suppongo che in realtà tutto questo, sia il nostro punto di forza. L’anamnesi e l’esame obiettivo, sono elementi clinici indispensabili, che ci tengono ancorati e legati direttamente al paziente.
Il nostro campo di battaglia non è una struttura ospedaliera, bensì il Territorio e questo è anche un nostro vantaggio.
Siamo imprescindibili, perché non siamo l’elemento privo di valore del SSN, bensì siamo i suoi Arditi e i suoi soldati di prima linea. Gli Assistiti si rivolgono in primis a noi, poi ad altre figure professionali: perché siamo noi i Medici di fiducia, siamo noi i Medici di Famiglia. Ritengo importantissima e ricca di valore quest’ultima definizione del nostro ruolo, perché credo fermamente nel fatto che noi abbiamo a carico l’intera sfera della salute del paziente: noi non vediamo organi ed apparati, bensì persone, e di queste conosciamo tutto, non solo le malattie.
Sappiamo quali sono i rapporti all’interno delle famiglie dei nostri pazienti, sappiamo persino cosa mangiano abitualmente, se abbiano o meno problemi a lavoro, a scuola o in ogni loro attività.
Vediamo i pazienti più piccoli crescere e diventare adulti o anziani. Noi seguiamo le cronicità, siamo attenti ad ogni aspetto del paziente, non ci focalizziamo soltanto sulla salute fisica.
Il nostro lavoro, tuttavia, non può prescindere da un’attenta analisi sociale dei quartieri, dei borghi e dei piccoli o grandi comuni in cui lavoriamo. Ogni ambiente ha le proprie regole, i propri modi, i suoi fattori protettivi ed i suoi fattori di rischio. Ogni posto ha una propria patologia prevalente ed una propria epidemiologia.
Il nostro lavoro richiede elasticità, tolleranza, pazienza e soprattutto amore per la gente.
Noi siamo i primi punti di riferimento della popolazione, a prescindere dal problema per il quale il paziente si sia rivolto in studio e dunque diventiamo anche: sacerdoti, psicologi, confessori, nutrizionisti, sociologi, ecc…
Siamo i medici che ancora si recano a casa dei pazienti e che reputano che questi luoghi siano importantissimi da conoscere e da esplorare, poiché sono testimonianze non dette, rappresentative dei pazienti e delle loro famiglie. È lì, che abbiamo ulteriore conferma della situazione in cui il paziente vive e cosa lo rende persona e non apparato od organo malato. Siamo a pieno contatto con la vita quotidiana delle persone.
Non siamo solo prescrittori di ricette o compilatori di scartoffie: se si ha questa opinione di noi, è perché stiamo pagando il prezzo di politiche scellerate, fatte in passato.
Noi siamo i medici di prima linea ed i dati della pandemia ce ne danno prova: la maggior parte dei sanitari deceduti, altro non era che costituita da Medici di Medicina Generale. Siamo stati abbandonati a noi stessi. Il SSN è intatto e fragile, ma è macchiato anche del nostro sangue e dei nostri ultimi respiri.
Con il Ruolo Unico, tutto questo andrà perduto. Il nostro lavoro non può essere omologato in tutto il territorio nazionale: ogni realtà è uguale a sé stessa. Senza di noi, il Territorio sarà vuoto e aleggeremo come fantasmi. Saremo rare oasi nel deserto.
La nostra professione deve necessariamente essere resa più attraente, istituendo al più presto un Corso Specialistico Universitario in Medicina Generale. I nostri diritti devono essere garantiti. È assurdo pensare, che nel 2025, noi abbiamo ancora gli svantaggi sia della Libera Professione, che della Dipendenza. È assurdo, credere che adesso, se un Medico di Famiglia si ammala, deve necessariamente trovare qualcuno capace di sostituirlo e spesso tale persona non si trova.
Con il Ruolo Unico, tutto questo, si aggraverà ulteriormente. È una follia, pensare che siamo i medici che non vogliono lavorare, che tengono aperto il proprio ambulatorio per poche ore al giorno, quando la realtà quotidiana conferma l’esatto contrario.
Noi siamo i Medici di fiducia, i pazienti che ci scelgono, non vogliono essere seguiti da altri.
Noi siamo i Medici di Famiglia, siamo custodi ed eredi della dimensione familiare, sociale ed affettiva dei nostri pazienti. Lavoriamo, sullo stesso nucleo familiare, a più livelli generazionali: prevenzione secondaria o a volte anche terziaria e quaternaria, in chi è adulto o anziano; facciamo prevenzione primaria nei più giovani e/o in chi è sano. Nessuno può toglierci questo ruolo e questo privilegio.
Noi siamo i Medici di Medicina Generale e dunque scioperiamo, perché siamo stanchi di essere trattati come sotto-medici o come pedine per riempire i vuoti, lasciati dalla Politica, del SSN, per il quale abbiamo dato – per primi – la nostra vita. “
Palermo, 15/10/2025
Dott. Di Grusa Domenico
Responsabile Formazione
SNAMI, sezione di Palermo






