Anche lo SNAMI, in un ricorso congiunto con il CIPE, ottiene l’annullamento della Delibera Regione Lazio Z0009, che istituiva le USCAR e viene riconosciuto quanto richiesto nel ricorso:

“…la necessità di attivazione delle USCA, come stabilito dal DL 14 del marzo scorso, per assicurare le visite domiciliari a queste Unità Speciali, in quanto al MMG compete seguire i suoi pazienti affetti da altre patologie, sia negli studi che a domicilio, come hanno fatto in tutti questi mesi, svolgendo il loro lavoro anche in momenti critici dell’epidemia. Le USCA servono ad assicurare tali visite a pazienti COVID + evitando che i Medici di famiglia, che non hanno ricevuto i Dispositivi idonei, possano infettarsi ed essere a loro volta a rischio di complicanze dovute alla forma virale da SARS-Cov-2, oltre che trasformarsi in soggetti portatori di infezione verso i collaboratori di studio, i familiari e gli altri pazienti che si trovano a visitare. La difficoltà che i MMG hanno trovato nello svolgere idonea assistenza nella Regione Lazio è stata ulteriormente resa critica per la scarsa collaborazione da parte dei SISP Aziendali, che risultavano difficili da raggiungere da parte dei Medici del territorio e avrebbero dovuto redigere le opportune certificazioni, necessarie per la ripresa dell’attività lavorativa. Ci sono stati, fino a poco tempo fa, significativi ritardi nell’esecuzione dei Tamponi e nella ricezione delle risposte degli esiti degli stessi, con continue sollecitazioni ai MMG da parte dei pazienti, per trovare modalità idonee per risolvere tali criticità. Lo SNAMI aveva proposto fin dal marzo scorso soluzioni che avrebbero portato ad una diversa organizzazione del sistema assistenizale domicliare, ma tali suggerimenti sono rimasti inascoltati, come anche le richieste di incontri nell’ambito dell’apposita Commissione regionale, e la firma dell’AIR nel Lazio, sottoscritto solamente dalla FIMMG ed Intesa sindacale, ha confermato ulteriori mansioni a carico dei MMG che sono allo stremo delle forze. Dobbiamo ricordare che molti colleghi si sono ammalati in tutti questi mesi, con alcuni di loro deceduti, anche per essere stati lasciati soli e male organizzati, per le inadempienze della Regione e la mancata condivisione di percorsi assistenziali che avrebbero dato sicuramente una diversa organizzazione alla Medicina territoriale”.

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